242016Mar
Come ridurre il consumo di sale

Come ridurre il consumo di sale

Col Programma Guadagnare Salute, il Ministero della Salute vuole sensibilizzare i consumatori sulla diffusa presenza di sale nascosto, consumato in grandi quantità fin dall’infanzia e sui danni causati dall’abuso.
Negli ultimi anni la consapevolezza dei cittadini è aumentata e molti si sforzano di ridurne il consumo, modificando positivamente il proprio stile alimentare.

Si tratta di un passo avanti importante, dovuto all’impegno congiunto del Ministero della Salute e di organizzazioni non governative come la SINU (Società italiana di nutrizione clinica) e il gruppo intersocietario MenoSalePiùSalute, dell’ISS (Istituto superiore di sanità) e delle Regioni, nonché alla collaborazione dell’industria alimentare e di alcune aziende di ristorazione collettiva.

Gli obiettivi sono:

  1. Promuovere prodotti sani per scelte sane
  2. Ridurre il consumo di sale
  3. Favorire la riformulazione dei prodotti industriali.

In attuazione del Programma, Il Ministero della Salute/CCM ha sostenuto alcuni progetti che hanno consentito la raccolta di informazioni sulle abitudini dei cittadini italiani di ogni età riguardo il consumo di sale e la sperimentazione di interventi di comunità,  miranti a favorire il raggiungimento dell’obiettivo. Nell’ambito di Guadagnare Salute, inoltre, sono stati sottoscritti accordi volontari con l’industria alimentare e con le principali associazioni nazionali dei panificatori artigianali per ridurre il contenuto di sale in una ampia gamma di prodotti disponibili sul mercato, a partire dal pane, la prima fonte di sale nell’alimentazione degli Italiani.

Il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018, infine, tra gli obiettivi che devono essere perseguiti da tutte le Regioni, prevede la riduzione del sale, quale azione prioritaria per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili. Tale obiettivo sarà perseguito attraverso strategie di popolazione lungo il  ciclo di vita  e in diversi setting (scuole, ambienti di lavoro, comunità locali, servizio sanitario), integrate da strategie  individuali per l’identificazione precoce dei soggetti in condizioni di rischio aumentato per malattie croniche.

La direzione corretta è stata intrapresa, ma occorre proseguire con tenacia nelle azioni programmate per conseguire i risultati auspicati. Siamo ancora molto lontani, infatti, dal raggiungere l’obiettivo posto dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) di un consumo individuale di sale non superiore a 5 grammi al giorno (corrispondenti a 2 grammi di sodio). Il consumo medio quotidiano di un Italiano adulto è oggi, secondo i dati dei progetti CCM, pari a 11 grammi per gli uomini e 9 per le donne, nettamente superiore ai valori raccomandati dall’OMS.

La gran parte del sale che ingeriamo proviene dai prodotti alimentari presenti sul mercato (in primo luogo pane e prodotti da forno, formaggi e salumi) e la riduzione del sale a casa, in cucina e a tavola, influisce solo in parte sui consumi quotidiani.

Cosa possiamo fare individualmente per ridurre il consumo di sale?

  • Leggiamo attentamente l’etichetta nutrizionale, laddove è presente, per scegliere in ciascuna categoria i prodotti a minore contenuto di sale e cerchiamo i prodotti a basso contenuto di sale, cioè inferiore a 0.3 grammi per 100 g (corrispondenti a 0.12 g di sodio)
  • Riduciamo l’uso di sale sia a tavola che in cucina, preferendo il sale iodato, e utilizziamo in alternativa  spezie, erbe aromatiche, succo di limone o aceto per insaporire ed esaltare il sapore dei cibi
  • Limitiamo  l’uso di altri condimenti contenenti sodio (dadi da brodo, salse, maionese ecc.)
  • Riduciamo  il consumo di alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, alcuni salumi e formaggi, cibi in scatola)
  • Evitiamo  l’aggiunta di sale nelle pappe dei bambini, almeno per il primo anno di vita.

Sta, infine, anche ai produttori (artigiani, piccole imprese e grande industria) fare la propria parte rafforzando l’impegno a ridurre il contenuto di sale in eccesso (cioè “non necessario”) nei prodotti  in commercio.